AGGIORNAMENTO: Uno a testa è adesso scaricabile e sfogliabile anche su Calaméo e Scribd.
Questo racconto è più che altro un lavoro di restauro, visto che non l’ho scritto adesso ma qualche anno fa. Una volta corretto e riveduto, mi ha divertito. Spero piaccia anche a voi.
Non fa parte della serie di racconti che ho pubblicato in questi giorni. Diciamo piuttosto che si tratta della puntata pilota di una nuova serie, una serie più…nostrana.
Come al solito per scaricarlo basta cliccare sulla copertina. Buona lettura!

In questo momento sto leggendo un libro che non si può definire romanzo e non si può dire d’inchiesta. E’ qualcosa che sta nel mezzo.
Il mese scorso in una fulminea irruzione in una libreria della catena “Libraccio” ho intascato, senza pensarci troppo, tre diversi titoli di seconda mano:
Memorie di un irresistibile libertino di (Groucho) Marx,
Tatuaggio di Manuel Vasquez Montalban
e Unico indizio la normalità di Alessandra Arachi.
I libri di seconda mano hanno, secondo me, qualcosa che un libro nuovo non potrà mai avere: sono oggetti con una storia propria, in aggiunta a quella che contengono.

Esempio: una volta, sempre al Libraccio, comprai una copia usata de Il grande sonno di Raymond Chandler, il capostipite dei giallo/polizieschi di questo secolo…beh, tra le pagine ingiallite non ci trovo una carta dei tarocchi? Un bel matto sorridente. Non è forse un bellissimo modo di cominciare a leggere un giallo?! Secondo me lo è.
Tornando ai tre titoli di cui sopra – e tralasciando il fattore economico che mi ha fatto portare a casa tre libri in ottime condizioni con una spesa di soli 10 €, con i quali in una libreria come la Feltrinelli ti danno mezzo Ken Follet – microrecensiamoli.
Il primo è inarrivabile: una raccolta sconclusionata di pagine estratte dalla mente del più bizzarro dei fratelli Marx. Bellissimo. E poi parla di sesso, che altro aggiungere!
Il secondo è il primo, nel senso che è il primo romanzo della serie di Pepe Carvalho, l’investigatore. Sulla quarta di copertina spiega che Montalban lo ha scritto per via di una scommessa. Interessanti le ricette descritte nei minimi dettagli, con tanto di vino da abbinare.
Il terzo è il libro per il quale sto scrivendo questo post. La scarna pagina di wikipedia che parla dell’autrice racconta d’interessante soltanto il suo essere bipolare. La Arachi è una giornalista che ha lavorato anche sul Corriere della Sera, e in questo libro racconta – attraverso degli stralci di diario, di coversazioni e di articoli – un suo viaggio/inchiesta nel Sud d’Italia.

Il deserto sociale e istituzionale che si estende dalla Campania fino alla Sicilia è reso vivido attraverso piccoli tragici fatti di cronaca nera. All’autrice basta fermarsi al primo bar di uno dei tanti paesini sperduti in questo deserto – paesi con meno di un migliaio di anime – per diventare un pozzo dentro al quale chiunque desidera riversare il proprio malcontento, le proprie paure, le solitudini, i piccoli drammi vissuti o soltanto sentiti raccontare da altri. Una terra dove anche i poliziotti hanno paura di certe stradacce di campagna e della lontananza di quelle che si chiamano Istituzioni con “i” maiuscola.