
Ecco a voi una nuova raccolta di poesie che la casa editrice fantasma Edizioni Pollitro ci regala oggi.
Si tratta anche stavolta di una giovane autrice esordiente, poetessa per passione e scienziata per natura. E questa sua duplice visione del mondo scaturisce con forza dai suoi versi, imbevuti di immagini da laboratorio, anche se la chimica di cui si parla qui è quella che compone lo spirito umano e le sue correnti.
Che altro dire se non buona lettura?!
Così come gli altri, anche questo ebook è scaricabile gratuitamente da questo blog, oppure potete sfogliarlo direttamente on-line su Scribd e su Calaméo.
Commentate descrivendo senza timore le emozioni che questi versi vi provocheranno, ché l’autrice ci tiene.

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Non opere derivate 2.5 Italia License.
PS: Per la grafica della copertina ho utilizzato la fantastica foto che potete trovare a questo indirizzo. Si ringrazia FantasyStock.
Non sappiamo come chiamarti.
Con che nome definirti.
Non sei mica la sottigliezza smeraldina di una bottiglia vuota di birra,
sottigliezza che la luce dell’alba smaterializza quasi in una membrana d’acqua.
Nè ti si può dire calza smagliata di nuvole d’un cielo d’aprile mai giunto,
o l’affanno nel ricordare che giorno sia oggi
per portare così una data come reperto d’accusa in quel processo drogato
che intentiamo contro un anno, sbagliato anche nel meteo.
Per un certo tempo s’è pensato tu fossi, di quel grande uomo politico, il silenzio,
colonna insonora d’un’ammissione di colpa immensa, sbalordita e infame.
Ancora oggi alcuni di noi (i più faciloni) ti vedono appendere fiocchi rosa alle porte,
ma solo per quelle madri che lo desiderano.
Altri (altrettanto sciocchi) vedono azzurri quei fiocchi
e svolgono con la mente il foglio della vita di ciascuno di quei bambini, di quei ragazzi, di quegl’uomini
fino alla gioia di sapersi morente e finalmente completo.
Una volta dicesti di essere un dolore al petto,
la volta dopo eri il niente che scorre tra le piume del gabbiano e lo sostiene in volo, in vita.
Hai parlato di un sapore amaro, dolce solo per i pensieri tristi,
di una strada asfaltata di fresco con quel torrone nero che odora di medicina e di punizione.
Non ti si può certo dire bugiarda, nè noiosa o tanto meno assente e avara.
Severa, questo sì.
Costringesti quell’uomo a scrivere di te, quell’altro ad imbrattare tele e pareti di tue visioni.
Portasti il pazzo ad esserlo davvero, il vivo a morire di te ed il morto a tornare sui suoi passi terreni.
Hai voluto l’eroe ed il suo sangue, il sincero e la sua vergogna.
Così come hai tolto dalle tasche del povero, hai tolto dall’anima del ricco. Sei fatta così.
Ma questo è oggi, domani chissà.
Non sappiamo come chiamarti. Con che nome definirti.
Non sei mica la sottigliezza smeraldina di una bottiglia vuota di birra, sottigliezza che la luce dell’alba smaterializza quasi in una membrana d’acqua.
Né ti si può dire calza smagliata di nuvole d’un cielo d’aprile mai giunto, o l’affanno nel ricordare che giorno sia oggi per portare così una data come reperto d’accusa in quel processo drogato che intentiamo contro un anno (sbagliato anche nel meteo).
Per un certo tempo s’è pensato tu fossi, di quel grande uomo politico, il silenzio, colonna insonora d’un’ammissione di colpa immensa, sbalordita e infame.
Ancora oggi alcuni di noi (i più faciloni) ti vedono appendere fiocchi rosa alle porte, ma solo per quelle madri che lo desiderano. Altri (altrettanto sciocchi) vedono azzurri quei fiocchi e svolgono con la mente il foglio della vita di ciascuno di quei bambini, di quei ragazzi, di quegli uomini fino alla gioia di sapersi morente e finalmente completo.
Una volta dicesti di essere un dolore al petto, la volta dopo eri il niente che scorre tra le piume del gabbiano e lo sostiene in volo, in vita.
Hai parlato di un sapore amaro, dolce solo per i pensieri tristi, di una strada asfaltata di fresco con quel torrone nero che odora di medicina e di punizione.
Non ti si può certo dire bugiarda, né noiosa o tanto meno assente e avara.
Severa, questo sì.
Costringesti quell’uomo a scrivere di te, quell’altro ad imbrattare tele e pareti di tue visioni.
Portasti il pazzo ad esserlo davvero, il vivo a morire di te ed il morto a tornare sui suoi passi terreni.
Hai voluto l’eroe ed il suo sangue, il sincero e la sua vergogna.
Così come hai tolto dalle tasche del povero, hai tolto dall’anima del ricco. Sei fatta così.
Ma questo è oggi, domani chissà.
